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Logistica Della Calzatura

La Logistica della calzatura

Nel settore della calzatura il nostro paese costituisce da sempre indiscutibilmente una vera e proprio potenza commerciale inerente alla qualità, alla tecnologica e allo stile occupando nell’ambito dell’Unione Europea in particolare, ma anche nel contesto mondiale una posizione di generale dominio. L’Italia, rappresenta, infatti, il primo produttore di calzature del vecchio continente in termini numerici, il nono in ambito mondiale e il secondo Paese esportatore in termini di valore, e non ultimo il secondo in termini di unità a livello intercontinentale.

Da sempre leader indiscusso tra i produttori di calzature di fascia medio alta e in particolare della calzatura artigianale e di lusso a elevato contenuto immagine e qualità, il settore calzaturiero italiano è anche uno dei principali sostegni del nostro Sistema Moda, sviluppandosi in oltre 6000 aziende che impiegano quasi 90.000 operatori, aziende che nell’insieme producono un saldo commerciale sostanzialmente attivo e rappresentano realtà industriali e commerciali di grande importanza nell’ambito dell’economia nazionale.

Il successo del comparto che mantiene la propria posizione di forza anche nell’attuale contesto di crisi economica e finanziaria internazionale è legato da un lato ad una forte capacità competitiva, basata sulle superiori caratteristiche qualitative del prodotto Italiano realizzato a costi spesso competitivi anche grazie elevata capacità innovativa nei procedimenti di fabbricazione e dall’altro ad una Supply Chain particolarmente molto articolata ma corta, snella e veloce, che si pone in un ambito di filiera del valore costituita da un reticolo di sub-fornitura di materie prime, concerie, materiali ausiliari, accessori, produttori di macchine, modellisti e stilisti. In questo contesto il settore industriale della calzatura si sviluppa attraverso un’elevata concentrazione territoriale di aziende calzaturiere di dimensioni e contesti organizzativi particolarmente variegati e dei relativi indotti posti in aree organizzate in distretti, situati prevalentemente in alcune Regioni del nostro paese: Marche, Veneto, Toscana, Campania, Lombardia, ed Emilia Romagna in primis.

In un contesto industriale piuttosto virtuoso pur oggettivamente migliorabile e comunque sottoposto, in particolare negli ultimi anni, al costante rischio di contraffazione, impatta una nuova dinamica di mercato particolarmente impetuosa che si evidenzia attraverso una domanda indipendente sempre più volatile quindi da un’evidente esigenza di maggiore flessibilità, una crescente diversificazione dei modelli e non ultimo una crescente riduzione dei cicli delle mode quindi un elevatissimo rischio di obsolescenza, oltre che una feroce competizione a livello globale in particolare da paesi un tempo scarsamente industrializzati che operano prevalentemente in ambiti di mercato costituiti da livelli qualitativi medio bassi.

In questo rinnovato contesto internazionale, dunque di mercato, il comparto calzaturiero da qualche anno si è mosso molto agilmente alla ricerca di soluzioni efficaci da un lato in grado di minimizzare i costi comprimibili o comunque tutte quelle voci di spesa non direttamente riconosciute dal mercato e dall’altro in grado di sviluppare tutte le efficienze di processo e non ultimo le efficienze di una supply chain tendenzialmente breve ma articolata e con qualche delocalizzazione dei processi oltreoceano. La filiera del valore del settore della calzatura è tendenzialmente già stringata e piuttosto tesa ma certamente non priva d’inefficienze di rete quali buffer, colli di bottiglia, effetti di previsioni poco accurate, disaccoppiamenti tra soggetti posti in sequenza lungo la filiera e trasporti non sempre efficaci e non infrequentemente ridondanti. Nell’ambito della Supply Chain, e in particolare per quanto riferibile agli aspetti prettamente logistici intesi come attività di trasporto, movimentazione e magazzinaggio, l’incidenza di costo che normalmente risulta compresa tra il 5% e l’8% in molti casi può superare anche il 13%. L’elevata incidenza del costo logistico sul mondo della calzatura è anche dovuta alla migliorabile velocità di deflusso dei materiali da monte verso valle lungo la filiera del valore. Il trasporto dell’indotto, infatti, è costituito almeno nel 50% dei casi da trasferimenti di brevissimo raggio, spesso non particolarmente ottimizzati che finiscono anche con l’impattare in misura significativa anche sulla sostenibilità ambientale oltre che su quella economica.

Da recenti ricerche sulle possibili razionalizzazioni sulla logistica di trasporto del settore della calzatura è, infatti, emerso che potrebbe essere sufficiente non più del 20 % dei mezzi di trasporto oggi impegnati nel trasferimento dei materiali lungo la filiera solo attraverso un’intelligente razionalizzazione dei carichi oggi spesso insaturi. Mezzi di trasporto, la cui rimozione dalla circolazione su strade e autostrade comporterebbe una riduzione molto significativa dei costi logistici aziendali, e dell’inquinamento ambientale fatto da emissioni atmosferiche di CO, CO2 e sostanze particolate e azotate. Un discorso a parte merita lo scenario che prevede la sostituzione delle componenti veicolari leggere in particolare per i trasporti a basso raggio con veicoli a trazione elettrica: in questo caso le emissioni sarebbero generalmente inferiori, soprattutto per l’ossido di carbonio che si ridurrebbe notevolmente in combustioni ad alta temperatura. Quest’aspetto sarà percorribile già dai prossimi anni quando le strutture di supporto alla circolazione dei mezzi elettrici supporteranno in modo più adeguato questa scelta di campo e quando la diffusone di questa ormai non più nuova tecnologia potrà essere disponibile a costi sostenibili.

Decisivo, in ottica razionalizzazione dei trasporti e della movimentazione, potrà essere anche lo sviluppo e l’adozione delle piattaforme logistiche digitali in grado di coordinare efficacemente i trasferimenti e i trasporti lungo la filiera del valore da monte verso i vari componenti a valle della catena logistica. Molteplici sono gli elementi altri che limitano la velocità di deflusso dei materiali lungo la catena, tra le più importanti la presenza di scorte di sicurezza, di disaccoppiamento e di transito tendenzialmente patologiche che oltre che a generare extra costi di stoccaggio e movimentazioni multiple influiscono anche sulla curva di obsolescenza delle calzature stesse nonché sul circolante immobilizzato lungo la catena. Tuttavia il fenomeno della bufferizzazione dei materiali della calzatura è in via di evidente ridimensionamento grazie ad attività volte alla sincronizzazione dei piani di utilizzo tra i soggetti posti lungo la filiera logistica e a logiche di gestione dei programmi di produzione che privilegiano la drastica riduzione del lotto di produzione al rischio degli effetti di lunghe tirature produttive realizzate sulla base d’ipotetici piani di vendita spesso disattesi. In questo scenario così dinamico è possibile affermare che il mondo della calzatura si appresta a vivere una nuova alba industriale e di mercato in un momento difficile ma particolarmente dinamico che può riservare opportunità alle aziende lungimiranti che si preparano da un lato a ridurre i propri costi comprimibili e ad accrescere le proprie efficienze e dall’altro a sviluppare l’immagine del marchio, dello stile e della qualità Italica che è ancora molto ben recepita a livello internazionale per una moltitudine di settori, primo tra tutti quello della calzatura.

Dr. Alessandro Amadio

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